Perché certi progetti software falliscono?

Durante le vacanze di Natale ho letto in 3 giorni le 134 pagine del libro Clean Agile, di Robert C. Martin. Un libro godibilissimo, scritto con stile semplice, ottimamente tradotto in italiano e con il numero minimo di tecnicismi.

L’argomento è la metodologia Agile ma il sottotitolo potrebbe essere: perché, a volte, le aziende spendono migliaia di euro per nuovi progetti software, che non arrivano mai a termine? Perché altri progetti finiscono in un vicolo cieco? Perché, soprattutto, non emerge il vero motivo per cui tali progetti finiscono spiaggiati come un infelice cetaceo?

Dietro ad un progetto software occorre una metodologia di sviluppo

Il successo di un progetto software non dipende dalla tecnologia ma dalla metodologia di sviluppo: sì, è proprio una questione di metodo. E questo è, in estrema sintesi, il messaggio del libro.

Sospettavo da tempo che le cose stessere in questo modo ma erano 10 anni che aspettavo di leggere qualcosa di intelligente che spiegasse, nei dettagli e con esperienze precise, perché è così.

Ma ci sono anche altre ragioni per cui questo libro potrebbe esserti utile. Se sei (o stai per essere) coinvolto in progetti software, grandi o piccoli, come manager del progetto, responsabile acquisti o titolare dell’azienda, ti consiglio senz’altro almeno la lettura dei capitoli 1 e 2, rispettivamente “Introduzione ad Agile” e “Le motivazioni di Agile“.

Questi due capitoli sono pieni di aneddoti e storie vere prese dalla lunga esperienza dell’Autore, un decano dello sviluppo software.

Diverse pagine sono rivolte alle aziende clienti. Esempio: a pag. 38 c’è la carta dei diritti del cliente, che è parte della metodologia Agile.

Trascrivo alcuni passaggi: “Avete diritto ad un piano generale e a sapere che cosa può essere ottenuto, quando e a che prezzo”.

Interessante, no?

E ancora: “Avete il diritto di vedere i progressi in un sistema funzionante, il cui funzionamento sia dimostrabile tramite il passaggio di test ripetibili specificati dal cliente stesso.” Questa affermazione è, secondo me, il cuore del libro.

Riassumo e vengo alle conclusioni: un progetto software è fatto di tecnologia e metodologia di sviluppo. Ci sono, grosso modo, due metodologie di sviluppo. Agile è la metodologia che promette risultati più efficaci in tempi più prevedibili. Più Agile, appunto.

Ci sono molti altri spunti ma quello più interessante senz’altro riguarda i test: in breve, più un software è stato testato e utilizzato meglio è. Più un software è vecchio, meglio è (perché gli sviluppatori hanno potuto via via migliorarlo sia nell’estetica che nel codice).

È a questo punto che ho ripensato alle prime versioni di Bizmaker® CRM (2004) e Bizmaker® Integration Tool (2013). Mi sono venute in mente le migliaia di ore di utilizzo da parte degli utenti e di tutti i test condotti fino ad ora.

La scelta di Bizmaker® per lo sviluppo software

In Bizmaker® abbiamo scelto Claris FileMaker come tecnologia per lo sviluppo software. Ma, come scrivevo, la tecnologia non è tutto. Occorre anche una metodologia.

La metodologia Bizmaker® è centrata sul rilascio delle nuove funzionalità dei software solo dopo abbondanti sessioni di test. Un altro punto della nostra metodologia è la logica di integrazione. Ad esempio, Bizmaker® Integration Tool è una applicazione che integra i dati tra il CRM e il database ICCA, una fonte di potenziali clienti nel settore del turismo congressuale internazionale.

Claris FileMaker

Bizmaker® è Claris Partner

Veniamo a Claris FileMaker (il nuovo nome dell’azienda FileMaker, come alcuni la conoscevano), la tecnologia che utilizziamo in Bizmaker®.

A breve uscirà Claris Connect, un nuovo prodotto cloud per collegare applicazioni esistenti, senza dover reinventare ogni volta la ruota. Claris si sta riorientando nel fornire soluzioni di integrazione per la digitalizzazione delle Piccole e Medie Imprese.